FOCUS: LE VALUTE LOCALI

bristol poundLa Sterlina di Bristol è stata lanciata nel 2012 dal politico del Partito Verde Stephen Clarke e altri tre Bristoliani preoccupati che la proliferazione di catene di negozi nella loro città minaccerebbe la vita della comunità e il piccolo carattere indipendente della loro città natale. Cinque anni dopo il suo lancio, sono stati spesi 5 milioni di sterline inglesi e sono state effettuate 80.000 transazioni digitali. La sterlina di Bristol ha poco più di 2000 utenti, tra cui circa 800 aziende. E dal 2016, i Bristoliani possono pagare le tasse locali, le bollette energetiche e le tariffe di trasporto utilizzando la valuta locale.
“La più grande cosa che abbiamo fatto è sopravvivere”, dice Clarke. “Siamo un piccolo progetto e la gente pensa che siamo molto più grandi di noi, ma siamo ancora qui. Abbiamo lanciato nel 2012, è il 2018 e stiamo ancora andando forte ed espandendo, quindi in un modo che è il più grande successo “.
Fonte: https://inequality.org/great-di…/new-currencies-new-economy/

In effetti in tempi di crisi e di difficoltà di accesso al credito ci si inventa di tutto. Alcune soluzioni sono state pensate affidandosi al principio della resilienza e della crescita controllata, o la decrescita: si cerca di incidere sugli effetti a livello individuale del rapporto perverso credito / beni reali, ma nel senso inverso di quello che sarebbe necessario! Infatti, il ciclo tradizionale tende al riequilibrio del sistema diminuendo il credito (anche con la guerra) ed aumentando la produzione di beni reali (con l’immigrazione, foriera di nuove e future risorse produttive), mentre i modelli resilienti fanno esattamente il contrario, cercano di diminuire le risorse prodotte a livello di sistema complessivo, limitando i bisogni a livello individuale o – meglio – riqualificando i bisogni.
Non è una soluzione, perché la diminuzione di risorse aumenta il rapporto credito/beni reali, aumentando il problema.

Un’altra delle soluzioni che in concreto si è fornita è stata quella di incidere sul primo elemento generatore del credito, la moneta, sostituendo la valuta corrente nel sistema con valute private a circolazione parallela, anche per risolvere in qualche modo il problema di scarsità di credito e la difficoltà per accedervi.
L’impiego di valute alternative è stato pensato e realizzato a servizio di comunità locali ed ispirate a criteri di solidarietà: la sterlina di Bristol e di tante altre monete locali inglesi (il LETS Local Exchange Trading System), il Sardex in Sardegna, il Wir sviluppato in Svizzera e Germania, le Ithaca Hours utilizzate nella cittadina di Ithaca negli Stati Uniti da cui hanno preso l’idea molti altri centri americani. Ma anche ispirate a scopi ed intendimenti del tutto diversi, ed il caso delle cripto valute che prosperano sul web ed alimentano transazioni più varie, a livello planetario, ed anche non del tutto legali.

“Tipicamente nel Regno Unito se si spende una sterlina in una multinazionale, circa 80 pence ne escono immediatamente dalla città e circa 20 pence rimangono. Se spendi una valuta locale, i due rapporti sono invertiti “, afferma Clarke, il politico promotore della Bristol Pound (la cui banconota è curiosamente di 21 sterline, a differenza di quella ufficiale che è di 20).

Il principio economico alla base di questo argomento è noto come “effetto moltiplicatore locale”. Il denaro speso in imprese di proprietà locale genera maggiori benefici economici locali, poiché le imprese hanno maggiori probabilità di ri-spendere quei soldi nella propria comunità.

A ben vedere questa non è una soluzione, nel senso che incide in modo inverso sul rapporto credito / beni reali (se non con una modesta inversione per l’auspicato effetto moltiplicatore locale) ma è tipicamente un effetto delle politiche di limitazione del credito: tanto più si manifesta scarsità di valuta ufficiale tanto più si sviluppano valute alternative, ma il problema dell’alimentazione del ciclo entropico “moneta-credito-crisi finanziaria” resta invariato.

Interessante per approfondire l’argomento lo studio “Local currency adoption and use: insights from a realist evaluation of the Bristol Pound” di Susan Johnson Centre for Development Studies, University of Bath, di cui vi trascrivo l’abrstract.

“Le valute locali (LC) sono viste come un mezzo per raggiungere una maggiore sostenibilità economica e ambientale locale mantenendo il valore circolante a livello locale. Tuttavia, ci sono prove deboli riguardo al loro successo su questo risultato, non da ultimo perché il loro raggiungimento di una dimensione di scala è raro. Ci sono molte più prove del fatto che le loro dinamiche sociali e il loro ruolo di “denaro morale” costituiscono il loro principale interesse per gli utenti.
Considerata la recente promozione delle Local Currencies nel Regno Unito come un passo verso economie a basse emissioni di carbonio, ciò rappresenta un’apparente contraddizione dal momento che, per uscire dalla loro nicchia e raggiungere dimensioni, i loro promotori devono andare oltre gli impatti economici proposti per capire gli incentivi e le motivazioni coinvolti nell’adozione e nell’uso di questi. Pertanto, utilizziamo una valutazione realistica per esaminare i percorsi di adozione degli utenti di Bristol Pound (B £), la più grande L.C. del Regno Unito. Scopriamo che l’identità di Bristol come centro di cultura alternativa è un contesto chiave per l’adozione. All’interno di questo i valori, l’immagine e l’identità del B £ come alternativa, insieme ai social network che si identificano con questi valori, produce un nesso di potenziali utenti per il B £. Allo stesso tempo, questi fattori creano anche forti limiti al suo utilizzo, limitando la valuta a una nicchia di utenti ideologicamente impegnati e motivati. L’analisi mostra anche come anche per alcuni di questi utenti le abitudini di acquisto e l’uso di vincoli di sicurezza finanziaria. Criticamente, questi risultati evidenziano il legame che le LC devono affrontare se vogliono raggiungere le dimensioni e l’impatto economico a cui aspirano.”

In questi giorni qui in Abruzzo c’è la notizia che una valuta complementare sta per essere lanciata nella città de L’Aquila: “Tra le caratteristiche peculiari dello strumento di pagamento complementare si segnala l’opportunità di utilizzo in transazioni B2B (acquisti e vendite tra aziende, professionisti, artigiani e commercianti), B2E (acquisti privati e personali, da parte di dipendenti, amministratori di aziende, collaboratori e dirigenti) e B2C (acquisti da parte di privati cittadini a partire dal 2020).” (da VirtùQuotidiane.it del 11-5-19).

Sarebbe bello ed utile se con una moneta parallela potessimo pagare multe, trasporti e tasse locali e, soprattutto, se si riuscissero a superare i vincoli imposti dalle norme in materia senza essere processati: vi ricordate il Simec del prof. Giacinto Auriti, l’antesignano del Reddito di Cittadinanza?
Leggiamo wikipedia: L’esperimento del SIMEC.

“Auriti nel 2000, con l’aiuto dell’allora sindaco Mario Palmerio (l’Ulivo), condusse un esperimento nella sua cittadina natale Guardiagrele emettendo il SIMEC, con lo scopo di provare le sue teorie sulla creazione di valore della moneta da parte della cittadinanza. L’esperimento si sviluppò in due fasi: l’avviamento servì per immettere il SIMEC negli usi della comunità quel valore indotto che lo oggettivizza come un bene reale, oggetto di proprietà del portatore diventando così una moneta parallela, la seconda consistette nella creazione di un Assessorato per il Reddito di Cittadinanza per promuovere l’iniziativa che ebbe un discreto successo, perché i SIMEC erano ceduti alla pari in cambio di lire e ritirati al doppio del valore originario. Auriti affermò in un’intervista che i costi relativi all’operazione economica furono sostenuti da lui stesso. In seguito ad un intervento della Guardia di Finanza su disposizione della Procura di Chieti, i SIMEC in circolazione vennero però sequestrati….”

Speriamo che stavolta vada in modo diverso.



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