Gli animali vanno in paradiso?

(riflessioni della domenica)

coscienzaIl concetto di Coscienza interessa molti ambiti di ricerca e di pensiero, che vanno dalla filosofia alla psicologia, dalla medicina alle neuroscienze, e se al concetto in sé si associa quello di anima, spazia in quelli della religione e della metafisica in genere. Difficile parlare del concetto di anima senza essere autoreferenziali, e qui entriamo in un campo dove forse è meglio non avventurarsi direttamente per quanto esso è sfuggevole, imponderabile e legato all’esperienza individuale di ciascuno piuttosto che a riscontri scientifici.

Ma possiamo provare a girarci intorno (oggi è domenica e si può fare!) partendo dal concetto di coscienza come di recente è stato ripensato, sia con riguardo a quella umana che quella animale e vegetale.

In un mio precedente post  sul blog personale ho commentato un articolo scientifico che ipotizzava che la coscienza umana fosse un effetto collaterale del meccanismo cerebrale con il quale organizziamo le informazioni: i ricercatori hanno analizzato la quantità di ordine / disordine (cioè l’entropia) nel nostro cervello mentre siamo consapevoli (in uno stato di veglia) rispetto a quando non lo siamo, concludendo che il cervello potrebbe produrre la coscienza come un effetto collaterale dell’attività di organizzazione delle informazioni, stabilendo dunque un legame tra coscienza ed entropia.

freccia del tempoL’entropia – il grado di disordine di un sistema – è un concetto strettamente connesso alla freccia del tempo ed alla necessità di contrastarne la direzione (inesorabilmente verso un maggior disordine), ed è una condizione immanente ad ogni sistema esistente nell’universo ed all’universo stesso ed ovviamente attiene anche ai sistemi viventi del mondo animale e vegetale: è quindi possibile che anche gli animali e le piante abbiano una coscienza, intesa come attività cerebrale di organizzazione delle informazioni, legata al concetto di entropia.

 

dolcettoSulla coscienza degli animali si è scritto tanto  , ma credo che chiunque abbia in casa un cane, un gatto, o abbia familiarità con gli animali può rendersi testimone di come essi abbiano emozioni, per le quali soffrono e gioiscono, ed hanno una forma di organizzazione del pensiero che è molto vicina a quella della coscienza umana.

Vi stupirebbe vedere quello che fanno i miei pastori abruzzesi per scappare dal giardino: un’attività cooperativa e da genio guastatori, di dissotterramento della controrete posta un po’ dappertutto da me e Palmerino, il giardiniere, con successivo scavo e contorsionismo che francamente non lascia spazio a dubbi che questi cani abbiano una vera e propria coscienza.

Ma le piante?

rampicantiUn interessante articolo del nytimes pubblicato qualche giorno fa ci informa che anche le piante hanno una forma di coscienza.
Intanto esse si muovono (e non sono solo i girasoli a farlo!) nella quotidiana lotta per la luce del sole, che porta quasi tutte le pianti a movimenti per ottenere la massima irrorazione di luce per la fotosintesi, ma non solo: si pensi ai rampicanti, a quelle fastidiosissime erbe infestanti che qui da noi chiamiamo tarzàn che si intrecciano sulle siepi o sui recinti in modo inestricabile, o a quelle piante che avvertono la presenza degli insetti per i quali innescano la loro trappole e riescono a catturarli.

 

L’articolo cita uno studio pubblicato di recente su Annals of Botany che ha dimostrato come “Gli anestetici fermano i vari movimenti degli organi vegetali, influenzano il riciclo delle vescicole endocitiche e l’omeostasi dei ROS (Reactive oxygen species) e bloccano i potenziali d’azione nelle acchiappamosche di Venere”

acchiappamoscheLe piante non sono solo dispositivi robotici di risposta agli stimoli“, ha detto Frantisek Baluska, biologo di cellule vegetali dell’Università di Bonn in Germania e coautore dello studio. “Sono organismi viventi che hanno i loro problemi, forse qualcosa di simile agli umani che provano dolore o gioia. Per poter navigare in questa vita complessa, devono avere una bussola.

In particolare conclude l’articolo che come l’attività elettrica che si muove attraverso i neuroni contribuisce alla formazione della coscienza umana, allorquando lo stesso tipo di attività elettrica viene interrotta dall’anestesia nelle piante, fanno loro “perdere conoscenza”, e ciò significa, in qualche modo, che forse anche esse sono coscienti. Così, forse siamo più simili, noi e le piante, di quanto pensiamo.

E l’anima? Ce l’hanno l’anima le piante e gli animali?

L’anima può essere qualcosa che ci lega al divino o qualcosa che ci sopravvive al momento della morte, che resta nell’universo e trasporta la traccia che abbiamo lasciato nel nostro cammino.

In effetti sia noi che gli animali e le piante in qualche forma sopravviviamo alla morte, per il primo principio della termodinamica di conservazione dell’energia per il quale l’energia può essere trasformata e convertita da una forma all’altra, ma la quantità totale di essa (in un sistema isolato) non varia nel tempo. Ed ancora, possiamo intuire che in qualche forma esiste qualcosa che lega in modo istantaneo ed a prescindere dalla distanza le particelle di cui siamo costituiti, se il concetto di entanglement quantistico fosse una proprietà generale della materia.

entanglementIn estrema sintesi, il concetto di entanglement  è basato sull’assunzione che gli stati quantistici di due particelle microscopiche A e B (ma anche, in una certa misura, dei sistemi macroscopici) inizialmente interagenti possano risultare legati (appunto “intrecciati”) tra loro in modo tale che, anche quando le due particelle vengono poste a grande distanza l’una dall’altra, la modifica che dovesse occorrere allo stato quantistico della particella A istantaneamente avrebbe un effetto misurabile sullo stato quantistico della particella B, determinando in tal modo il fenomeno della cosiddetta “azione fantasma a distanza” (spooky action at distance).

Dunque, sia noi che gli animali e le piante abbiamo una coscienza, alla nostra morte l’energia di cui siamo fatti non scompare e forse restiamo legati al tutto da questa misteriosa proprietà che si chiama entanglement quantistico.

E il paradiso? Beh, se esiste lo vedo particolarmente affollato.

 



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