parte III – entropia ed informazione

C’è chi ha definito la vita come una lotta costante contro l’entropia dell’universo, ed è intuitivamente vero, atteso che l’attività dell’uomo e delle sue organizzazioni sociali, volte a ridefinire il proprio ambiente, ruolo, rapporti sociali ed economici, si qualifica come una costante immissione di energia in un sistema sociale parzialmente chiuso o parzialmente aperto.
Il ciclo di cui abbiamo parlato (credito => crisi finanziarie => guerre => immigrazione) conferma tale assunto, atteso che a fronte delle prime due fasi intermedie in cui l’entropia aumenta seguono altre due fasi (guerra ed immigrazione) che invece la contrastano.
Dunque, il sistema sociale soggiace alle leggi dell’universo, come quella dell’entropia appunto: questa trova diverse definizioni – anche solo divulgative – a seconda del contesto in cui viene utilizzata, ed è la misura del disordine di un sistema, ove in un sistema teoricamente isolato l’entropia del sistema non diminuisce mai, ma può solo aumentare.
In un sistema termodinamico le particelle del sistema si scambiano informazioni a livello atomico:
“se poniamo un corpo caldo a contatto con uno più freddo, poco dopo entrambi i corpi avranno la stessa temperatura, intermedia rispetto alle rispettive temperature iniziali.
Se apriamo una boccetta di profumo in un angolo della stanza, poco dopo il suo profumo si spanderà per tutta la stanza.
Cosa hanno in comune questi due esempi?
Entrambi i sistemi fisici tendono a diventare più “disordinati”. Nel secondo caso, le molecole di profumo, che inizialmente sono collocate in un piccolo volume all’interno della boccetta, vanno via via sparpagliandosi fino ad occupare l’intero volume della stanza. Nel primo caso a diffondersi non sono gli atomi che costituiscono i corpi, ma l’energia ad essi associata.
In effetti la temperatura è una misura dell’energia cinetica connessa al moto di agitazione termica degli atomi che oscillano attorno al proprio punto di equilibrio.
Maggiore è la temperatura, più veloci – e dunque più energetiche – sono le oscillazioni atomiche. Quando il corpo più freddo viene messo a contatto con quello più caldo, gli atomi di quest’ultimo “tamburellano” con maggiore vigore contro la superficie del corpo freddo. Gli atomi caldi comunicano parte del loro moto e della loro energia a quelli freddi che aumentano così la propria temperatura.”
Ma in un sistema sociale come comunicano le persone, le istituzioni, le organizzazioni? E’ importante perché, se non comunicassero, meglio: se comunicassero in maniera troppo inefficiente, l’entropia aumenterebbe fino a rendere il contesto sociale osservato privo di energia e quindi morto.
Per fare un esempio: gli abitanti di Storilandia, se non apprendessero che a Fiabilandia si sta meglio, difficilmente emigrerebbero verso questo stato.
Nelle società la comunicazione è essenziale alla sua stessa sopravvivenza e rappresenta il presupposto per invertire il ciclo entropico, rappresenta la vita: essa è potere, perché quale potere più elevato potrebbe esistere se non quello che ti dà la vita? Anzi io credo che il potere stesso, quello che comunemente apprezziamo nella vita sociale, sia una forma di trasmissione delle informazioni.
C’è il potere della persuasione, che è tanto più efficiente quanto più è accompagnato da risorse materiali di beni e servizi, quello che esercitano i potenti, i ricchi, le grandi organizzazioni: non proprio una coercizione, ma informazioni che fanno leva sulla convenienza ad accondiscenderle; poi c’è il potere sulle menti deboli, quello esercitato dalla religione, dalla politica delle ideologie, dal conformismo, che si basa sulla paura e sulla speranza, ma anch’essa trasmette informazioni che, per quanto assurde, vengono credute e nelle quali ci si rifugia: anch’esse informazioni; infine c’è il potere della coercizione, famigliare, sociale, della violenza o della deportazione fisica: qui l’informazione è più simile a quella delle particelle in un sistema termodinamico, si scontrano e con violenza si determina una nuova direzione, ma sempre di informazioni si tratta.
Se il potere si esercita con le informazioni, o come suggerisco io, le informazioni siano il potere stesso, dobbiamo chiederci come viene esercitato nel modello di studio che stiamo affrontando, quello delle crisi finanziarie.
La principale forma di trasmissione delle informazioni connesse alle dinamiche delle crisi finanziarie in un sistema sociale è rappresentata dalla politica, che a sua volta si serve dei mezzi di informazione convenzionali e non convenzionali. Attenzione, tutti possono scambiare informazioni ed esercitare così il potere, ma alcuni lo fanno in modo più efficiente mentre altri lo fanno in modo del tutto inefficiente.
“Come misura del grado di disordine o di indeterminazione di un sistema, il concetto di entropia ha potuto essere esteso ad ambiti di applicazione lontani dalla fisica, primo fra tutti la teoria dell’informazione. Negli anni quaranta Shannon riuscì a definire l’equazione con cui calcolare il livello di imprevedibilità di una fonte d’informazione, constatando che la sua formula era praticamente uguale a quella con cui Boltzmann aveva calcolato l’entropia di un sistema termodinamico. Per Shannon il problema era misurare quanta “informazione” contiene un dato messaggio, e quindi, di conseguenza, quanto costa inviarlo, dato un sistema di trasmissione e le difficoltà che un canale di trasmissione (in generale disturbato da “rumore” ) può trovare. La sua intuizione fu quella di equiparare il grado di ignoranza al disordine: il “messaggio” è quella quantità di informazione che fa passare il ricevente da uno stato di incertezza ad uno stato di ordine (o, se si vuole, di minor incertezza). La quantità di informazione, essendo il negativo della quantità di incertezza intrinseca, diventa qualcosa di molto prossimo al “disordine” della meccanica statistica. L’entropia così introdotta nella teoria dell’informazione è quindi misura del grado di complessità di un messaggio emesso da una sorgente: come dimostrato nel primo teorema di Shannon, essa fornisce il numero medio minimo di simboli necessari alla codifica del messaggio stesso. In questo contesto l’entropia misura dunque la quantità d’incertezza o informazione presente in un segnale aleatorio, che può essere interpretata anche come la minima complessità descrittiva di una variabile aleatoria, ovvero il limite inferiore della compressione dei dati. La connessione con l’entropia dei sistemi fisici può quindi recuperarsi nel rapporto di compressione: al diminuire della temperatura (in termodinamica) corrisponde la riduzione della ridondanza del segnale e quindi l’aumento della compressione (in teoria dell’informazione). L’entropia dell’informazione raggiunge un minimo che in generale è diverso da zero, al contrario di quanto avviene per l’entropia termodinamica”.
Dunque ogni persona, organizzazione, società può diffondere informazioni, la cui entropia non raggiungerà mai il valore zero e sarà sempre in qualche modo apprezzabile: tutti quindi in qualche modo esercitano il potere, ma solo per alcuni l’efficienza delle informazioni scambiate fa la differenza del livello di entropia nel sistema.
Ma torniamo alle crisi finanziarie: ricordiamoci però il presupposto di sopravvivenza delle banche, quello che ispirò i figli del losco individuo, quello di essere rete e solidali nel proprio sistema, quello di compensare le perdite degli uni con gli utili, ben maggiori, di tutti gli altri. È una questione di sopravvivenza, altrimenti il re li brucerebbe vivi per usura e stregoneria.
La prima informazione che il potere bancario deve inoltrare per esercitare il potere deve essere connessa alla sopravvivenza della rete: solo se la rete sopravvive non viene bruciata viva, e solo così a fronte dell’ineluttabile crisi finanziaria (determinata ineludibilmente dalla entropia del sistema) potrà generarsi una guerra, una successiva immigrazione e dunque la ripartita del sistema.
Negli ultimi mesi abbiamo osservato in Italia come lo stato (il re) abbia finanziato le banche per oltre 25 miliardi, oltre il fondo atlante e varie altre iniziative meno note: il sistema è salvo! La rete resiste, e l’informazione funziona molto bene! Guardate questi post sulla mia pagina face book laddove mi lamentavo con un’informazione di pochi bit sull’ennesimo regalo alle banche: Tizio, moment: quale sarebbe stata l’alternativa? Fallimento o bail-in. In questo caso la legge prevede l’impegno del fondo interbancario di tutela dei depositi. Sarebbe costato di meno o di più? Salutami Beppe.
Caio: Concordo. Una critica per essere corretta deve essere costruttiva.
Giacomo Obletter,  se vuoi vai sulla mia pagina c’è un approfondimento del tema a puntate.
Caio, No Giacomo, non ci voglio andare e non per presupponenza. Le due banche venete hanno bruciato 11 miliardi di € solo dei risparmiatori. Se permetti oggi sono “costretto” a fidarmi di Padoan, un po’ di banche ci capisce e poi ha trovato la strada perché Bruxelles non considerasse aiuto di stato l’intervento. Non ho dubbi che la tua soluzione sia validissima ma : A) la allegavi al post da subito; B) non abbiamo strumenti e soprattutto tempi sufficienti a verificarne la bontà.
Questi post danno la misura di quanto sia efficiente l’informazione della politica al servizio delle banche e del sistema finanziario: Tizio crede che io sia portatore di idee del M5S e chiede a me provocatoriamente una soluzione alternativa, Caio dice che deve fidarsi di Padoan ed ovviamente non di me, anzi manco vuole sentire quel che ho da dire perché lo dovrei concentrare in un tweet. Contrasto politico da un lato (perché anche l’opposizione fa il suo ruolo nel rimbalzare le informazioni del sistema banche) fede ed affidamento dall’altra, come quello che si dà alla religione ed alle sue assurde ed indimostrabili premesse.
Altri invece, sempre agnosticamente, plaudono al mio sfogo: peggio! Rassegnazione e conforto nel trovare qualcuno che strilla al loro posto (strilla su fb!) ….
* * *
Ma ho sostenuto anche un’altra cosa, che tutti possiamo usare il potere dell’informazione e nessuno verrà mai azzerato, se è valida la teoria di Shannon, e qualche effetto questa ipotesi potrà anche averlo.
Ma prima di andare oltre e giungere alle conclusioni dobbiamo affrontare nella IV parte un altro aspetto, quello della guerra, che non è solo quella convenzionale, ma soprattutto la guerra che ogni giorno conduciamo anche inconsapevolmente contro l’ambiente.


Categorie:Crisi bancarie in Italia

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