Eccezione di prescrizione dell’azione di ripetizione, l’onere della banca convenuta

Sentenza n. 1387/2017 pubbl. il 10/11/2017  Tribunale di Pescara (estratto)

“in un quadro processuale definito dalla presenza degli estratti conto, non compete alla banca convenuta fornire specifica indicazione delle rimesse solutorie cui è applicabile la prescrizione. Un tale incombente è estraneo alla disciplina positiva dell’eccezione in esame. Una volta che la parte convenuta abbia formulato la propria eccezione di prescrizione, compete al giudice verificare quali rimesse, per essere ripristinatorie, siano irrilevanti ai fini della prescrizione, non potendosi considerare quali pagamenti. Deve rilevarsi, in proposito, che l’eccezione di prescrizione è validamente proposta quando la parte ne abbia allegato il fatto costitutivo, e cioè l’inerzia del titolare, e manifestato la volontà di avvalersene (per tutte: Cass. 29 luglio 2016, n. 15790; Cass. 20 gennaio 2014, n. 1064; Cass. 22 ottobre 2010, n. 21752; Cass. 17 marzo 2009, n. 6459; Cass. 22 giugno 2007, n. 14576; Cass. 22 maggio 2007, n. 11843; Cass. 3 novembre 2005, n. 21321) e che una allegazione nel senso indicato non cessa di essere tale ove la parte interessata correli quell’inerzia anche ad atti (nella specie, versamenti ripristinatori) che non spieghino incidenza sul diritto (nella specie, di ripetizione) fatto valere dell’attore. D’altro canto, ai fini della valida proposizione della domanda di ripetizione non si richiede che il correntista specifichi una ad una le rimesse, da lui eseguite, che, in quanto solutorie, si siano tradotte in pagamenti indebiti a norma dell’art. 2033 c.c.. Non si vede, in conseguenza, perché debba essere la banca che eccepisca la prescrizione ad essere gravata dell’onere di indicare i detti versamenti solutori (su cui la detta prescrizione possa, poi, in concreto operare).” (Cass. ord. 18581/ 2017)

……

In materia di contratti bancari, compete, quindi, all’istituto di credito che eccepisca la prescrizione dell’azione di ripetizione, l’onere di allegare la precipua finalizzazione “solutoria” dei singoli versamenti compiuti dal correntista, ma ciò è sufficiente a ritenere l’eccezione correttamente formulata. 11.13. Riguardo all’ampiezza di siffatta “allegazione”, si è ritenuto che la banca, qualora neghi l’esistenza di un fido o non ne alleghi l’esistenza, possa legittimamente limitarsi ad eccepire che tutte le rimesse effettuate prima di una certa data si sono prescritte, senza quindi la necessità di individuazione specifica (Corte di Appello di Torino 12.12.2014). 11.14. Non può infatti imporsi in un giudizio di accertamento negativo del credito promosso dal cliente, nel quale non sia stata proposta domanda riconvenzionale da parte della banca, che incomba sulla medesima la prova, negativa, di inesistenza di un’apertura di credito. Sarà quindi onere del cliente allegare e provare che il rapporto di conto corrente era assistito da fido, giacché è costui che intende giovarsi del fatto impeditivo del decorso della prescrizione, presumendosi in tal caso la natura ripristinatoria delle rimesse e la loro ripetibilità solo alla chiusura del conto.

per informazioni sulla casistica dello studio dott. Giacomo Obletter



Categorie:Ultimissime di giurisprudenza

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